A.A.A. – Affissione Abusiva (ma) Autorizzata

Il Manifesto Abusivo dell’Istituzione.

Manifesto: letteralmente vuol dire mettere in chiaro, rendere noto qualcosa che deve essere comunicato ai più.
Comunicare cosa?
Spesso si tratta di idee.
Oltre alla connotazione figurata, c’è anche quella fisica: il manifesto infatti può divenire uno scritto contenente principi e motivazioni che hanno ispirato la nascita di un determinato pensiero. Si può citare ad esempio il manifesto redatto dal celebre poeta Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) e pubblicato sul Figaro di Parigi il 20 febbraio del 1909:
 il Manifesto del Futurismo.

Talvolta la pagina di un giornale però, non basta: le idee necessitano di essere espresse in maniera più diretta in modo da renderle visibili a tutti, ma proprio tutti!
Quelle idee allora, vengono scritte o stampate (talvolta anche disegnate) su fogli cartacei dalle più svariate dimensioni, che in seguito saranno affissi sui muri delle città; di sicuro uno dei sistemi più antichi per trasmettere delle idee.
Un sistema che in qualche caso ha addirittura permesso alle statue di “parlare” , trasformandole in voce e volontà di un’intera popolazione.
Si pensi alla statua di Pasquino a Roma: un torso di marmo corroso, dalla dubbia interpretazione iconografica che nonostante tutto, è stato in grado di stuzzicare, provocare e offendere il Potere e i Potenti, grazie a versi di satira popolare (le cosiddette pasquinate) che venivano appesi al basamento o al collo della statua (lo si fa ancora oggi).
È davvero incredibile il potere esercitato dalle parole.

Pasquino.

Pasquino.

Evoluzione dei tempi.

I tempi cambiano e  le idee restano, anzi persistono.
Le parole si esprimono e si diffondono attraverso nuovi mezzi di comunicazione: oggi internet è sicuramente il sistema più diffuso, ma nonostante tutto c’è ancora chi avverte l’esigenza di esprimere le proprie convinzioni affiggendo manifesti sui muri, poiché resta comunque una modalità efficace per amplificare e rendere visibile la propria voce. Ma, come detto in precedenza, i tempi cambiano e con il passare del tempo un paese come quello dell’Italia ha maturato leggi e articoli che regolamentano l’affissione di scritti o disegni mediante autorizzazioni che devono essere concesse dalle Istituzioni.
Concetto legittimo e basilare per la Società Civile, specie per un paese come il nostro, traboccante di storia e ricco di arte, dove anche la pietra più insignificante all’apparenza, costituisce un bene culturale e quindi va tutelata.
Inoltre bisogna dire che per quanto un’idea sia lodevole e ammirevole, se venisse scritta o appiccicata su un muro in maniera gratuita e  arbitraria, avrebbe un po’ il sapore del vandalismo; fosse anche applicata sul palazzo più brutto della più squallida periferia industrializzata, popolare o abbandonata.
In caso di affissione irregolare, la legge prevede un’ammenda: ma il manifesto incriminato a che sorte va incontro?
In genere esso viene “marchiato” con una scritta che recita Affissione Abusiva.

In che modo viene applicata questa scritta?
Camminando per le strade di Napoli e buttando uno sguardo sui muri di qualche edificio storico (in stato di degrado), questo è quello che si può vedere:

Affissione abusiva, prontamente "rimossa".

Affissione abusiva, prontamente “rimossa”.

Il Comune (l’Istituzione) per rispondere all’abuso commesso, affigge un altro manifesto delle stesse dimensioni, però spostato leggermente più in basso, rivestendo ulteriore superficie muraria e diventando così una sorta di “prolungamento” prodotto dall’abuso del manifesto sottostante.

Perché?

Ragionando in termini di costi dei materiali, il Comune ha dovuto acquistare la carta per la stampa dei manifesti con la scritta Affissione Abusiva, far stampare la scritta Affissione Abusiva in eliografia e infine ha dovuto acquistare anche la colla necessaria per appiccicare i manifesti di Affissione Abusiva, in modo da sovrapporli ai rei cartacei.

Perché il manifesto abusivo non è stato semplicemente rimosso?
È vero che l’operazione di rimozione risulta più lunga di quella di affissione, ma in genere la colla utilizzata per “lavori” del genere, ha come principale solvente l’acqua. Quindi i costi non dovrebbero essere particolarmente esosi, dato che questi manifesti abusivi posso essere staccati dalla parete con il semplice utilizzo dell’acqua, senza far ricorso ad altri espedienti chimici e costosi.
Soprattutto, la facciata del palazzo anche se degradata, almeno non dà l’impressione di essere anche imbrattata.

E invece no: la risposta dell’Istituzione consiste nella sovrapposizione!
<< Io Istituzione, per dare l’esempio di come le leggi debbano essere rispettate, faccio peggio di chi ha commesso l’abuso, in modo che tutti possano vedere! >>

Perché?

Ragionare dal Micro al Macro.

Perché in questo Paese si agisce sempre con un ottica finalizzata alla gestione dell’emergenza e non alla gestione del futuro, anche per far fronte alle questioni più semplici, come appunto la rimozione di un manifesto abusivo che in quanto tale, tecnicamente non avrebbe ragione di esistere ( l’Istituzione invece lo segnala, facendolo nel peggiore dei modi).
La differenza tra i due tipi di gestione è sottile, ma sostanziale.

La gestione dell’emergenza prevede interventi tampone, atti a risolvere questioni dell’immediato che si esauriscono nel momento stesso in cui essi assolvono il loro compito. Se ad esempio scoppiasse un’epidemia sconosciuta e questa cominciasse a mietere migliaia di vittime, la soluzione più ovvia prevederebbe l’istituzione di una equipe medica che provvederà a produrre e distribuire un vaccino nel più breve tempo possibile, cercando di salvare il salvabile.

La gestione del futuro invece, stabilisce degli interventi atti a far progredire una civiltà e renderla degna di questo nome. Tornando all’esempio precedente: una volta trovato il vaccino giusto, non si attenderà più lo scoppio di un nuovo focolare di infezione, per somministrarlo. Verrà realizzata una programmazione che prevederà la somministrazione di tale vaccino a partire dalla nascita di ogni singolo individuo; inoltre per evitare ulteriori pandemie, la Società Civile provvederà a compiere ingenti investimenti nel ramo della ricerca scientifica, facendo in modo che una simile tragedia non si ripeta più, oppure  cercando comunque di farsi trovare pronta a tale evenienza.

Inoltre c’è un’altra differenza da sottolineare tra gestione dell’emergenza e gestione del futuro: la prima è costosa e non produce utile, mentre la seconda può rivelarsi ancora più costosa, ma se fatta nel modo giusto e intelligente porta ricchezza non solo in termini economici, ma anche in termini di qualità della vita.

Conclusioni esagerate.

I lettori di questo post (che l’autore ringrazia anticipatamente per essere arrivati fin qui), forse riscontreranno un’esagerazione nell’accostare l’affissione un manifesto abusivo all’incapacità delle Istituzioni di gestire il futuro del nostro Paese.
Probabilmente è vero.
Ma in Italia troppo spesso vengono attuate politiche di emergenza lì dove non ce n’è bisogno, perché la Nazione necessita di una politica attiva, viva.
Il Manifesto Abusivo dell’Istituzione diventa quindi la metafora che esprime a valle quello che non va bene già a partire dal monte.
Lo dimostrano i non tanto recenti fatti accaduti a Taverna del Re, in provincia di Caserta : in quel caso però si gioca davvero con le vite delle persone.

Quante polemiche per qualche manifesto abusivo… Se però la pensate diversamente, dite la vostra perché l’autore di questo post ha detto la sua (per ora).

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6 comments

  1. I manifesti abusivi sono una piaga anche a Roma. Hai ragione, però, sull’inutilità di apporre manifesti istituzionali su quelli abusivi. L’intento del Comune è quello di mettere alla gogna il reo, operazione inutile perché tutti sanno che sui muri non si possono affiggere manifesti in modo indiscriminato.

    A toglierlo non ci voleva molto, secondo me.

    1. Infatti, è quello che ho pensato appena l’ho visto.
      Siamo la patria dell’Arte, la fucina dei restauratori, ma a volte ho l’impressione di non meritarci tutto questo, perché mandiamo tutto al macero.
      Grazie Daniele, buona serata!

  2. Purtroppo, o per fortuna, conosco a menadito il regolamento delle affisioni del mio comune e non posso che concordare col tuo punto di vista.

    Anzi, ti dirò di più: la tua riflessione non solo è sensata, ma riesce ad esprimere un concetto ben più profondo utilizzando come espendiente quello che ci hai raccontato.

    L’Italia è la patria della gestione dell’emergenza. Una condizione che, spesso, si riscontra anche all’interno delle aziende che faticano ad avere una visione d’insieme proiettata verso il futuro.

    Nella mia vita tendo ad applicare una logica diversa, proiettata al presente. Sembrerà un paradosso, ma credo che la gestione del futuro richieda uno sforzo mentale che, al momento, non credo di riuscire a sostenere.

    Diverso è il caso delle istituzioni che sono chiamate a tutelare e valorizzare la cosa pubblica in funzione della società. Ora, sarebbe curioso domandarsi e capire perché si prediliga questo approccio. Semplice sfiducia verso il futuro o abitudine radicata nel nostro italico modo di essere che ci impedisce di crescere e progredire?

    1. Ciao Cristiana.
      Hai centrato in pieno la questione. Sicuramente noi da soli possiamo non essere in grado di avere una certa visione della gestione del futuro (anche se è tutto da vedere).
      Ma qui entrano in ballo le Istituzioni, che hanno ruoli e competenze precise.
      Parlo così perché mi vengono in mente personaggi come Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, che sono morti per portare avanti una certa idea di Stato.
      Spero che quell’idea di Stato continui ad andare avanti e spero che nessuno debba più morire per difenderla.
      Buona Serata e grazie!

  3. Il futuro è ignoto e molti per questo ne hanno paura: se non lo conosci non puoi programmare le azioni che lo renderanno utile ai tuoi interessi. Credo che il politico di professione tema il futuro e spesso agisca per il presente, nel senso della sua conservazione, perchè se sei arrivato ad una posizione di vantaggio potresti desiderare di non perderla. Ma per Cristiana è ok, perché credo che lei non sia una politica (è così?). Spero che a noi singoli lascino ancora la libertà di considerare il nostro presente come l’esperienza più preziosa che ci accomuna.
    Mi sembra di ricordare che a New York (vado a memoria…), non ricordo quando, si è diminuito di molto il “pasticciare” le vetture dei treni con una sistematica attività di eliminazione delle pitture. Anche il più idealista dei “pasticcioni” si stanca di vedere sparire i propri disegni dal paesaggio.
    Se dicessi che “ma qui siamo in Italia…” sarei banale e ripetitivo.

    1. Gentile Francesco, benvenuto! 🙂
      Approfondirò la cosa sui “pasticcioni” di New York, perché ti confesso (e mi scuso per questo) di non essere a conoscenza dell’argomento.
      Detto questo, anche tu hai colto pienamente nel segno quando scrivi “anche il più idealista dei “pasticcioni” si stanca di vedere sparire i propri disegni dal paesaggio”.
      Mi permetto inoltre di aggiungere una cosa: Istituzione ed Educazione, camminano di pari passo.
      Se le nostre scuole facessero ben capire l’importanza di vivere una città, di rispettarla, stimolando la creatività, l’ascolto della musica, la lettura… insomma se la scuola s’impegnasse seriamente a formare le Coscienze degli individui, l’idealista farebbe pervenire le sue idee in maniera totalmente diversa (come già fanno in tanti): nel senso che non ci penserebbe proprio a toccare il muro di un edificio storico e moderno che sia!
      Ma siamo sempre lì, anzi, parafrasandoti “qui siamo in Italia…” ( e anche qui con il tuo consenso mi permetto di aggiungere): l’Italia, un paese che non si sa ben per quale motivo, non ne vuole proprio saperne di investire sulla propria cultura, sulla propria storia e sull’educazione (nel senso più ampio del termine).
      Il problema è sempre a monte: l’Istituzione, o meglio l’atteggiamento che assume nel gestire la vita pubblica.
      Caro Francesco, non sei banale e ripetitivo, ma “semplicemente” dotato di senso civico.
      Buona Domenica e spero di vedere altri tuoi interventi in futuro. 🙂

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