Dallo Zinco al racconto.

Materiali che si amano, idee che si contraddicono: solo per raccontare qualche storia!

“Steela era bella. Bellissima.”

Con questi due brevi periodi comincia il suggestivo racconto, scritto da Roberto Salvato all’interno del suo Blog, dove si narra della storia d’amore avvenuta tra due figure mitologiche: Steela e Zinc.

Ad essere più precisi, quella di Steela e Zinc è una “mitologia acquisita” e non “di fatto”, poiché queste due divinità non sono annoverate nell’Olimpo degli Dei o in qualche antico testo omerico.
Steela e Zinc vivono nel presente e nella quotidianità di persone ignare della loro presenza.
Il frutto del loro amore lo si può toccare ogni volta che si apre e si chiude un cancello metallico, si afferra una maniglia, oppure si pianta un chiodo nel muro per appendere una cornice con le foto di famiglia.


Ma che storia racconta Roberto?
Roberto racconta in maniera efficace un argomento che viene studiato a partire dalle scuole superiori: la galvanizzazione, un processo chimico utile a prevenire la corrosione dei metalli.
Steela e Zinc rappresentano in maniera allegorica due materiali distinti: l’acciaio e lo zinco.

Le parole sono semplici, l’argomento è universale: l’amore, quello vero, quello che si pratica, quello che fa scattare una reazione così forte in grado da generare una trasformazione.
L’atto d’amore in questa storia è rappresentato dal processo di galvanizzazione, in grado di fondere due entità diverse, che danno vita ad un qualcosa di unico e irripetibile.
Nel racconto di Roberto, traspare inoltre anche la profonda conoscenza dei materiali con cui egli lavora: tutti fattori questi, indici di un’alta professionalità.

La contraddizione delle idee.
Ma c’è una contraddizione che rende la narrazione davvero interessante: vale a dire l’accostamento di due idee  storicamente antitetiche tra loro.
L’idea di produzione industriale e l’idea di produzione artigianale: una sorta di corto circuito.

Quando questo corto circuito funziona, si possono ottenere degli ottimi risultati dal punto di vista economico: si pensi alla produzione delle  Ferrari, dove viene accostato il concetto di sviluppo ipertecnologico e industriale a quello di assemblaggio manuale dei singoli pezzi.
Ma se questo corto circuito non dovesse funzionare, semplicemente non c’è vita economica per il progetto.


Ma che succede se questa contraddizione si estende in campo artistico?

In questo caso la contraddizione muta la sua natura e diventa una relazione che mette a stretto contatto due elementi molto cari alla pratica artistica: Tecnologia e Artigianato.

Un’operazione del genere è stata messa in atto da un gruppo di artisti italiani che grazie alle teorizzazioni del critico d’arte Germano Celant, ha dato vita ad un movimento artistico meglio conosciuto come Arte Povera, fondato nel 1967.

Dopo le passate esperienze di Pop Art, Arte Minimal ed Arte Concettuale, esplose tra gli anni 60 e 70, in cui  l’oggetto riduceva la propria materia così tanto da diventare praticamente inesistente, ecco che l’Arte Povera si impone in modo irriverente.
I suoi oggetti sono carichi di materia, pesanti, concreti e celano al loro interno un’energia intrinseca.

Nella Torsione di Giovanni Anselmo (uno dei massimi rappresentanti dell’Arte Povera) del 1968, questa energia è rappresentata proprio dalla contraddizione che si genera tra due materiali diversi per natura: la stoffa (morbida/calda) ed il metallo (duro/freddo).
L’opera racconta di un’energia tenuta a bada da un equilibrio precario che, se malauguratamente dovesse venire a mancare genera un movimento e di conseguenza una rotazione violenta.
Infatti gli stracci attorcigliati, sostengono la barra metallica appoggiata al muro da un solo lato: pensare di spostare, anche in maniera impercettibile quella barra, vorrebbe dire andare incontro a morte certa!
In un solo oggetto ( l’Opera d’Arte) quindi coesistono due realtà completamente opposte tra loro: Immobilismo e Dinamicità.
La contraddizione “Artigianto /Tecnologia” è qui rappresentata attraverso la semplicità dei materiali grezzi (ferro e stracci) che si contrappongono ad un movimento automatico ed intrinseco (suggerito dalla torsione degli stracci).

Giovanni Anselmo: Torsione 1968

Giovanni Anselmo: Torsione 1968

Sperimentazione.

Si può usare quindi il termine di contraddizione per realizzare una microstoria?
L’autore di questo post ha provato a realizzare un piccolo esperimento, partendo da una contraddizione vissuta al momento della discussione della tesi di Laurea.
In quel momento (storico) infatti, venivano a convergere nello stesso giorno due realtà totalmente contrastanti tra loro: la Certezza del conseguimento di un obbiettivo e l’Incertezza di un futuro professionale poco rassicurante.

Gli “oggetti” per realizzare la narrazione sono stati forniti da un libro: una raccolta di cinque racconti del filosofo francese Jean-Paul Sartre (1905-1980), intitolata Il muro, utile tra l’altro alla stesura della tesi.

Il materiale preso in esame si trova tutto raccolto alla fine del libro, luogo in cui sono presenti le annotazioni che vanno dalla data di “fine lettura”, alle indicizzazioni delle pagine arrecanti le citazioni più significative.
La data di fine lettura del testo, fissa un punto preciso e “materiale” del tempo passato, cui sono legate emozioni, stati d’animo e ricordi.

Analisi dei "materiali".

Analisi dei “materiali”.

Analizzando la prima annotazione “pag. 22” ecco la citazione che ne è emersa:

“La mia vita era dinanzi a me, chiusa, sigillata, come una borsa, eppure tutto ciò che vi era dentro era incompiuto. Un istante cercai di giudicarla. Avrei voluto potermi dire: è una bella vita. Ma non si poteva formulare un giudizio su di essa, era un abbozzo; avevo passato il mio tempo a rilasciar cambiali per l’eternità, non avevo capito niente”

Dopodiché si è provveduto ad organizzare questi materiali in:

1.       Oggetti “tangibili”: 13/03/2007, Citazione a pag 22., Studio, Ansia e Sospensione, Un mese alla Tesi (Contraddizione Certezza/Incertezza).

2.       Elementi “ambientali”: Chiusa, sigillata (quindi un ambiente dal quale non si può scappare).

Questa è la narrazione visiva che ne è scaturita:

In questa piccola "narrazione" vengono rielaborati tutti i materiali analizzati. Non è difficile intuire l'incertezza, il senso di bilico, in cui l'omino si trova, la cui testa è formata da un punto interrogativo che pende in maniera precaria da un chiodo arrugginito inchiodato al muro (in questo caso c'è anche il riferimento al titolo del libro). A quanto pare il piccolo protagonista non ha alcuna via di scampo (gli aculei, rappresentano l'ambiente chiuso e ostile).

In questa piccola “narrazione” vengono rielaborati tutti i “materiali” analizzati. Non è difficile intuire l’incertezza, il bilico, in cui l’omino si trova. La sua testa è formata dal punto del segno interrogativo che pende in maniera precaria da un chiodo arrugginito mal fissato al muro (in questo caso c’è anche il riferimento al titolo del libro). A quanto pare il piccolo protagonista non ha alcuna via di salvezza (gli aculei, rappresentano l’ambiente chiuso e ostile).


Conclusioni, Inviti ed un Ringraziamento.
La contraddizione se usata nel modo giusto e con i materiali idonei, fornisce degli spunti e permette di creare storie, che siano esse cantate, scritte, dipinte, ecc.
Può scaturirne una narrazione più romantica come quella di Steela e Zinc, oppure “pericolosamente equilibrata” come quella della Torsione di Giovanni Anselmo, o ancora, avvolta dallo smarrimento come in quella proposta dall’autore del post.
Resta di fatto che sono comunque storie uniche nel loro genere ed in quanto tali, meritano di essere raccontate.

Si invita quindi il lettore a compiere lo stesso esperimento suggerito dall’autore del post, formulando riflessioni che generino contraddizioni e raccogliendo tutti i materiali utili alla creazione di una narrazione.
Quali storie verrebbero fuori?
In che modo e con che tecnica le realizzereste?

 L’autore di questo post desidera ringraziare Roberto Salvato e l’amore che egli nutre per il lavoro che svolge: sono stati una fonte di grande stimolo per la stesura di questo post.

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13 comments

  1. Non potevo tornare al lavoro in modo migliore. Accendere il computer e trovare un post così…beh non posso che ringraziarti col cuore caro Giuseppe. E’ un grazie sincero e pieno di stima. E complimenti per tutto il post che invoglia il lettore ad approfondire alcune tematiche e magari anche ad andare a studiare la biografia di qualche grande personaggio da te citato (non io logicamente). Spero che Sartre non si offenda vedendo il suo nome accostato al mio. Buona giornata e grazie ancora.

  2. Ciao Roberto!
    Sono davvero contento che il post ti sia piaciuto!
    Quando partisti per le vacanze, lessi un po’ tra i tuoi “materiali” e poi ho aspettato che arrivasse l’ispirazione.
    Il fatto che la pubblicazione abbia coinciso con il tuo ritorno è stata una cosa in parte fortuita ed in parte calcolata 😀
    So che in un altro modo, approfondirai le tue ricerche ed io cercherò di essere sempre pronto a coglierle.
    Se Sarte dovesse lamentarsi, ne rispondo io solo di tutto quanto scritto: mi assumo la piena responsabilità 🙂
    Ti ringrazio per la stima che mi hai sempre mostrato, che ovviamente è reciproca!
    Spero ci saranno altre occasioni in cui poter inserire l’elemento Zinco!
    Buon lavoro Roberto 🙂

    1. Salve Giuliana!
      Mi hai preso in parola, bene, mi piacciono le sfide 😀
      Una piccola idea me la sono fatta, solo che necessito di un piccolo aiuto 🙂
      Alla base della tua narrazione sembra ci sia una rinuncia, vorrei solo capire se la figurina che corre sotto il getto d’acqua, piange oppure quella gocciolina si di sudore…
      Attendo tue nuove 😀

      1. Alla base non c’è una rinuncia, c’è un sogno mischiato a una paura (e questo potrebbe portare a una rinuncia).
        La lacrima è di pianto. Sono importanti anche i due oggetti che l’omino tiene in mano nelle due vignette, ti forniscono degli indizi utili. Eh eh, sembra di essere a scuola 😀

  3. In sostanza hai due grandi passioni: una è ovviamente la scrittura, l’altra invece è strettamente connessa ai gomitoli di lana (sarei curioso di vedere i tuoi elaborati materiali, concreti!)
    Scrivere, o meglio realizzare il tuo essere attraverso la scrittura, rende l’altra passione incompatibile con essa, poiché la lana in acqua fredda si restringe (è questo che succede vero? Non sono bravo a fare la lavatrice 😀 ).
    Perché credo che quella sia proprio una bella doccia fredda.
    Il libro invece resiste: segno che tu debba concentrare tutte le tue energie sulla scrittura?
    Molto probabilmente, non ci sono arrivato nemmeno di striscio a quello che vuoi raccontare! 😀
    Però mi incuriosisce l’analogia speculare che si viene a creare con i gomitoli di lana a sinistra e le faccine a destra.
    Ti fissano, sembri comunque “schiava” di entrambe!
    Sono curioso di conoscere il resto 😉

  4. Eh eh eh, nemmeno di striscio. Però mi hai fatto molto sorridere 😀
    In effetti è difficile interpretare il disegno senza avere un’idea del concetto che lo ha originato – specialmente se tutto nasce poi da una mente un po’ pazzoide come la mia 😉
    Ora ti svelo l’arcano.
    il disegno rappresenta la paura di un aspirante scrittore.
    Quando scrive (immagine a sinistra) si sente al sicuro, come avvolto nella bambagia. La lana rappresenta proprio questa sicurezza, perché lo avvolge morbidamente e protegge.
    L’immagine nella nuvoletta rappresenta invece la paura dello scrittore per quello che troverà all’esterno, se il suo libro dovesse essere pubblicato: le faccine rappresentano i potenziali lettori (in questo caso delusi), la doccia fredda è quella che gli arriverà addosso se il suo libro dovesse non piacere loro.
    Quindi, lo scrittore quando scrive è felice, si sente al sicuro.
    Ma al tempo stesso si domanda cosa sarà poi, quando il suo libro spiccherà il volo e sarà alla mercé di tutti. E se andasse male?…

    P.S. Sono negata per i lavoretti con lana/cotone, le mie due grandi passioni sono la scrittura e il canto. Quella rappresentata nel disegno è in effetti una delle mie paure.

    1. Mi fa piacere che almeno ti abbia strappato il sorriso 😀
      Nella realtà non credo di essere poi così simpatico 🙂
      In effetti la tua storia funziona molto di più rispetto alla mia azzardata interpretazione… Avrei dovuto essere più attento, chiedo venia. 😉
      Cercherò di farmi perdonare, facendo una rielaborazione personale di questa tua paura, basandomi sui materiali da te indicati, cosa ne pensi?
      Posso farlo?
      Se me lo concedi però il “finale” lo elaboro a modo mio però 😉
      Devo pensare solo alla forma…

      Penso che il canto compensi pienamente la tua negazione per il lavoretti in lana/cotone.
      Inoltre ho dato uno sguardo al tuo Blog e credo che mi farò una piccola cultura sul mangiare corretto 😀

      Attendo sempre tue conferme 😉

  5. Certo che puoi rielaborare il tutto e riformulare un nuovo finale! Non vedo l’ora di gustarmi la tua versione.
    Comunque anche la tua interpretazione aveva un senso, d’altra parte non potevi immaginare che la lana fosse simbolica e non reale nel contesto.
    Mi fa piacere poterti dare qualche spunto alimentare, magari un giorno ti farò sentire anche la mia voce canterina 😉
    E, a proposito, a me sembri proprio simpatico 🙂
    Buonanotte, PaGiuse (sta per Giuseppe?…)

    1. Grande!
      Grazie per avermi autorizzato a farlo!
      In effetti sono un materialista, quindi ho un po’ più di difficoltà ad interpretare cose di carattere “simbolico” !
      Ma sai cosa ti dico? Che la mia mente sta già rielaborando tutto, sia la tua storia, che la mia interpretazione!
      Vedremo un po’ che cosa ne esce fuori 🙂
      Spero ci sia occasione di sentire la tua voce canterina, sono molto curioso.
      Ti ringrazio per i commenti e le belle parole (ma ti ripeto che non sono proprio un simpaticone 😀 )

      Ti auguro di trascorrere una buona notte!

      A proposito di PaGiuse: Giuse sta per Giuseppe.
      Lascio a te la scelta:scegli quello che preferisci! 😀

  6. Ciao PaGiuse,
    credo che la scelta di parlare di “materiali poveri”, peraltro perfettamente inseriti nel tuo post, può darci una mano a fare un passo indietro rispetto a tutti i passi tecnologici che la storia recente racconta. Un ritorno a ciò che è “semplice” deve aiutarci aiutarci a creare un distacco mentale da tutto ciò cui oggi siamo dipendenti. Può risultare banale quello che scrivo, ma ringrazio di averci presentato la storia scritta da Roberto Salvato, perchè ha avuto la capacità di creare calore (storia d’amore) da/tra due oggetti che, per associazione di idee, richiamano chiaramente una sensazione di freddo.
    Dalla contraddizione, credo, siano nati tanti capolavori in ambito artistico, così come credo di non sbagliare, dicendo che l’amore è un tema più che ricorrente e che ha ispirato tanti artisti! Sarà che sono un’inguaribile romantica, ma a mio giudizio chi non ha un animo sensibile e desideroso di estrernare idee e sentimenti, non riuscirà mai ad essere creativo o ad apprezzare, per esempio, un quadro!
    Ciao PaGiuse, e scusa l’intromissione 🙂

    1. Salve Sasina!
      Benvenuta nel blog e grazie per il commento!
      Spero di ricevere altre tue intromissioni!
      Lo scambio e il confronto sono alla base del mio modo di pensare e scrivere.
      L’amore profondo genera una forza che consente di creare sia in ambito sentimentale, sia professionale, sia artistico.
      E’ quella forza per la quale sei disposto a fare delle rinunce dalle quali non passi di certo indenne, ti segnano nel profondo.
      E già questa è un’altra contraddizione: la creazione (positiva) dell’amore e la sofferenza (negativa) che comporta la rinuncia. Due fattori che si trovano a coesistere in uno stesso punto.
      Un concetto tutt’altro che banale.
      Un concetto che come dici tu ha ispirato tanti artisti, molti dei quali per amore dell’arte hanno fatto delle incommensurabili rinunce, che li hanno condotti alla fame, all’umiliazione.
      Oltre alla sensibilità, ci vuole forza per essere creativi.
      Ci vuol ancora più coraggio ad essere artisti!
      Ripeto: il tuo commento è tutt’altro che banale 😉
      Buona giornata e spero di ritrovarti spesso a commentare 😀

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