Parole tecnicamente… ad Arte.

L’estate è agli sgoccioli.
Molte persone sono andate a caccia di mare (chi più, chi meno), in cerca di un po’ di refrigerio.

Arrivati in spiaggia, la calura è pressante , il sudore gronda a litri.
Ecco quindi che scatta la frase:

<<Facciamo un bagno a mare, ché non se ne può più!>>

Già, il mare.
Un vero e proprio brodo chimico, contenente innumerevoli sostanze tutte eterogenee tra loro, concentrate in una sospensione liquida dal gusto salato.
Nessuno ci pensa mentre nuota, o gioca con gli schizzi oppure è intento a fare tuffi acrobatici: eppure è sempre stato così.
Del resto se venisse formulata la frase:

<<Facciamo un bagno nel brodo chimico, ricco di elementi e microrganismi in sospensione, ché non se ne può più!>>

Molto probabilmente il numero di bagnanti calerebbe drasticamente, poiché pur trasmettendo la stessa informazione della frase precedente, la sua fruizione risulta fortemente variata.
“Mare” quindi va intesa come parola convenzionale, vale a dire una parola che rende un oggetto o un’entità riconoscibile ai più e la cui fruizione risulta semplice, godibile.
Finché le parole convenzionali sono semplici, tutto funziona alla meraviglia.

Seurat: Bagnanti ad Asnières, 1884.

Georges Seurat: Bagnanti ad Asnières, 1884.


Il brodo (emozionale) insipido.
L’Arte è un po’ come il mare: un brodo (emozionale) nella cui sospensione si trova davvero di tutto.

Ci sono immagini, testi, performance, suoni, e tanti altri “materiali” che raccontano storie, suggestionando e stuzzicando le emozioni di chi la fruisce.
Questo rende l’Arte un’entità così vasta, per cui si è dovuto provvedere a segmentarla in varie discipline che a loro volta sono state segmentate in varie correnti, scuole di pensiero, pratiche artistiche che ne definiscono uno stile ben preciso.
Insomma sono state applicate delle convenzioni, per rendere la vastità dell’Arte un qualcosa di fruibile, e gradevole nella sua “lettura”.
Eppure c’è qualcosa che non torna in questo ragionamento:  in Italia  il disinteresse per l’Arte è ancora alto, poiché la gente non riesce a trarre la piena godibilità dalla sua fruizione.
Il museo ad esempio, non è percepito come catalizzatore di nuove esperienze culturali e sociali: viene ancora visto come mero contenitore, quindi mentalmente dà l’idea di un luogo chiuso.
Forse in Italia l’Arte non riesce comunicare con le giuste parole: forse c’è un linguaggio ancora troppo convenzionale.

Curiosità.
Quando cominciai ad interessarmi all’universo delle arti figurative (periodo preadolescenziale)  facevo due cose molto semplici:

1) Guardavo tanto: tutte le immagini di opere d’arte che mi capitavano a tiro.
2)Leggevo poco: solo le didascalie che accompagnavano le immagini, per imparare i nomi degli artisti.

Il primo regalo d'arte.

Il mio primo regalo “d’Arte”.

Non ero interessato a leggere tutto il resto ( la storia del pittore, la scuola artistica di provenienza, ecc): all’epoca ero molto pigro sulla lettura.
Limitavo il mio “studio” alla visione di immagini ed alla relativa associazione dei nomi corrispondenti. In seguito mi furono regalati altri libri d’arte ed allora mi divertivo ad aprire il testo, selezionare un’immagine a caso e tentare di riconoscere il pittore prima ancora di leggere la didascalia: giocavo e mi divertivo.
Più mi divertivo e più prestavo attenzione alle didascalie che accompagnavano le immagini.
Mi incuriosivo nel leggere:

Olio su tela,Tempera su Tavola, Tecnica Mista, ecc.”

Intuivo che vi fosse qualcosa legato alla tecnica di esecuzione, ma non riuscivo a spiegarne il senso.
Da lì in poi la curiosità si trasformò in criticità e la criticità mi portò ad intraprendere degli studi specifici in ambito artistico.
Con lo studio le cose si fecero più serie: acquisivo  informazioni più approfondite, il linguaggio divenne un po’ più tecnico.
E cominciò a farsi strada anche la passione per la lettura, nel senso più ampio del termine.

A chi serve?
Quando il linguaggio diventa tecnico si acquisiscono nuove convenzioni che permettono di ampliare la semantica e diventare finalmente un addetto ai lavori (sulla carta).
Ma a chi e a cosa serve parlare con un linguaggio tecnico?
Ovvio: serve solo ai tecnici per confrontarsi, fare il punto della situazione e (magari) dare avvio a nuove ricerche.
Spesso però molti tecnici usano lo stesso tipo di linguaggio appreso,  per comunicare l’arte a chi tecnico non lo è, rischiando di compromettere la trasmissione del messaggio e (cosa peggiore) rischiando di annoiare.

A chi serve davvero?
Ma chi è il vero fruitore dell’arte?
Le persone, tutte.
L’Arte non è un fatto di élite: l’Arte è un fatto Culturale e Sociale.
In quanto tale deve essere di dominio pubblico, specie in un paese come l’Italia.
Il tecnico ha l’obbligo e (soprattutto) il dovere morale di piegare le sue competenze nei confronti del pubblico, per mettere a disposizione tutte le conoscenze che ha acquisito in materia.
Il tecnico deve condividere e non custodire, poiché da quella condivisione si alimenta una coscienza comune.
La coscienza a sua volta alimenta la volontà nelle persone di voler proteggere la storia e l’identità di un’intera Nazione.
Il tecnico quindi deve sforzarsi di ricercare e proporre un linguaggio alternativo, poco convenzionale: deve innescare il meccanismo della curiosità anche a chi tecnico non lo è e non ha intenzione di diventarlo.
Se non riesce a fare questa operazione da solo, allora deve ammettere il proprio limite e, magari iniziare a prendere in seria considerazione l’idea affiancarsi ad un creativo e ad un bravo comunicatore.

È necessario dunque un lavoro di squadra: mettere in campo tutte le risorse utili e tutte le competenze che ne derivano, per arginare la svendita che il nostro paese sta subendo in termini di cultura e dignità, da troppi anni.
Farlo, ora e subito.


Conclusioni & Domande.
Proporre un linguaggio alternativo, significa quindi cambiare l’uso convenzionale delle parole normalmente adoperate quando si parla e si scrive in materia d’arte.
Cambiare le parole, significa cambiare anche la fruizione dell’arte: operazione necessaria,  dato che viviamo in un’era dove il “virtuale” si è insediato prepotentemente nella nostra vita reale, condizionandola in maniera sensibile.
Questa nuova fruizione non può prescindere dal notevole sviluppo tecnologico che abbiamo vissuto negli ultimi tempi e che stiamo vivendo ancora adesso, giorno dopo giorno.
Cambiare la fruizione, significa quindi tener conto (seriamente) delle tecnologie di cui disponiamo, utili a far circolare (correttamente) le informazioni che devono essere trasmesse.
Questo garantisce la consapevolezza non solo dello strumento che abbiamo tra le mani, ma anche consapevolezza dell’informazione che stiamo acquisendo.
La consapevolezza genera interesse.
L’interesse genera il rispetto e la sopravvivenza della cultura e dell’arte.

La rete può avere un ruolo chiave nel determinare questa consapevolezza.
Cosa ne pensate?
Come impieghereste le tecnologie attuali per la fruizione dell’arte?
Soprattutto, quali parole usereste per parlare d’arte?

Annunci

16 comments

  1. Concordo sui critici, che fra l’altro non ho mai amato in nessun campo. I critici sono come gli insegnanti: devono riuscire a far amare e comprendere la materia e per farlo devono usare parole chiare e semplici al di là di tecnicismi, come dici tu.

    Alle tue domande rispondo più tardi con più calma 🙂

    1. Buon Giorno Daniele!
      Davvero non vedo l’ora che tu risponda alle domande del post, poiché sarà tutto materiale utile per continuare a scrivere su questo argomento, a cui tengo tantissimo.
      Prenditi ovviamente tutto il tempo che vuoi, tanto il blog è sempre qui a tua completa disposizione 🙂
      E’ vero quello che dici: i critici devono far amare e comprendere la loro materia.
      Alcuni di loro quando prendono il volo, difficilmente ritornano sul pianeta terra e tendono ad esprimersi con un linguaggio che, per quanto elegante ed impeccabile, risulta fine a se stesso.
      Per riacquistare la dimensione “umana”, credo non debbano mai perdere di vista il momento in cui è scattata la scintilla dell’amore: in quel momento il critico o tecnico, prima di essere tale, era sicuramente un essere umano come tutti.
      Ecco, quando si comunica, credo bisogni attingere da quella parte di umanità (l’amore) che ha reso possibile l’impegno per la materia che si ama.

      A presto! 🙂

  2. Rieccomi 🙂

    Il web è pieno di risorse per parlare di arte e anche pieno di tecnologie. Ci sono blog, forum, social media in cui discutere in un modo o nell’altro (intendo secondo il tipo di piattaforma) di arte.

    Ne possono parlare appassionati come te, che da quanto ho capito ci lavorano anche, quindi sanno cosa scrivere. Tu ne stai parlando bene perché non usi tecnicismi e scrivi molte riflessioni sui temi.

    E ne possono parlare semplici appassionati spinti dal puro amore per l’arte. Come avviene per i libri: nascono blog di intenditori e nascono anche blog di semplici lettori.

    L’arte può quindi essere veicolata nel web in tante forme, uniche nel loro genere e che possano colpire ogni tipologia di lettore.

    1. Grazie Daniele 😉
      E sì un po’ ci lavoro con l’Arte, ma poco, al punto che non si può parlare di lavoro 🙂

      In sostanza tu fai riferimento all’autenticità del tema, o meglio l’autenticità nel modo di affrontarlo: la scelta della piattaforma deve essere quindi pensata per esprimere il tema in modo comunque chiaro e semplice!

      Ce n’è abbastanza per riflettere su autenticità e piattaforma.
      Grazie 😀

      A presto e buona giornata!

  3. Ciao Giuseppe e complimenti per la passione/competenza che trasuda dai tuoi scritti.
    E’ fuor di dubbio che se si vuole parlare con qualcuno bisogna parlare la sua “lingua” pena l’incomprensione.
    Da studioso di linguistica posso dirti che da sempre l’uso di “gerghi” è utilizzato per “chiudere” e non per aprirsi

  4. Quindi ben vengano linguaggi comprensibili e luoghi in cui le persone sono “presenti”. Gli strumenti andranno selezionati sulla base del “dove” “come” e a “chi” mi sto rivolgendo.

    1. Ciao Roberto, che piacere ritrovarti qui!
      Ti ringrazio per i complimenti e soprattutto per il sostegno.
      Sfondi una porta aperta quando parli di “gergo”.
      Se viene usato in chiave creativa il gergo può risultare anche divertente, perché se buttato improvvisamente in mezzo al discorso, attira l’attenzione di chi ascolta.
      E’ ovvio che poi deve essere rivoltato come un calzino, altrimenti c’è il rischio di chiudersi e non si comunica più, come tu stesso hai scritto, aumentando la distanza tra chi comunica e chi ascolta.
      Una cosa che in genere sarebbe meglio evitare 🙂

      Ti auguro di trascorrere un bella giornata 🙂

  5. Wow, quanta carne su questa brace!
    Hai fatto emergere un’ovvietà, che nonostante sia riconosciuta da tutti, viene trattata con sfficienza.
    Emergono i soliti problemi:
    – economico: vale ancora il detto, se io so una cosa perché donarla aggratis con tutta la fatica che ho fatta per averla? Perciò i vari “esperti” si trincerano dietro a tecnicismi assurdi. Motivo per cui ancora moltissimo materiale scientifico è protetto da copyright e si paga a peso d’oro.
    – culturale: Italia… Paese privo (non è vero) di coscienza civica… E a riguardo ne hanno scritte di ogni. Purtroppo non ne sono così preparato (almeno per quanto riguarda l’interesse nell’arte) perciò preferisco non impegnarmi in questa trattazione.

    1. Salve Marco, è un piacere trovarti qui a commentare 😀
      E sì ho messo troppa carne a cuocere: figurati che mi sono dovuto imporre un limite 🙂
      Personalmente sono di questo avviso: data la mia provenienza sociale (operaia) credo di essere stato molto fortunato nell’aver intrapreso i percorsi che mi hanno portato a questi studi. Nonostante le difficoltà ho avuto il sostegno della mia famiglia e con i tempi che corrono, non è cosa da poco.
      Ecco, bisogna tenere a mente questa cosa: purtroppo in Italia studiare (in un certo modo) è un lusso.
      Quindi bisogna aprire le finestre a chi non ha avuto questa possibilità, o più semplicemente a chi si mostra disinteressato.
      Come scrivevo nel post è una sorta di obbligo morale, che deve investire chi ha avuto la fortuna di apprendere nuove informazioni.
      Personalmente non ne so più di nessuno, ma quel poco che so mi piace davvero condividerlo e comunicarlo in un certo modo, perché mi diverte.
      Quando la persona dall’altra parte comprende il tuo messaggio, vedi chiaro che i suoi occhi brillano di una nuova luce: è una sensazione appagante.
      Se il messaggio non lo comprende, allora devi sforzarti a trovare il modo necessario per entrare nel suo animo, chiedendo sempre il permesso.
      Con l’arroganza non si risolve nulla 😉
      Non è importante che tu capisca o meno di Arte: l’Arte, come la Letteratura, la Musica. la Matematica, ecc devono essere solo dei pretesti, che devono alimentare la nostra curiosità 🙂

      A presto 😀

      1. Ok, sono d’accordo e convido il tuo entusiasmo. Stai (stiamo) professando un cambiamento di paradigma sociale, dove ciò che viene imparato non viene visto come un lavoro a cui corrisponde il denaro ma è invece un dono a cui si corriscone con un altro dono. Insegnamento come opera donazione altruistica, un altro modo di fare volontariato. WOW!

  6. E già Caro Marco, anche perché al momento non potrebbe essere altrimenti 😀
    Mi piacerebbe fare questa cosa per lavoro, ma è dura davvero.
    Quindi lo faccio, punto.
    Personalmente, però il mio caso è più semplice: quando comincio a parlare non la finisco più e l’unica soluzione possibile prevede la soppressione istantanea della mia persona!
    Ho scoperto che questa cosa (parlare di tutto ciò che mi passa per la testa, meglio se è Arte) posso convogliarla anche nella scrittura e quindi ho deciso di scrivere!
    Un motivo in più per sopprimermi! 😀

  7. Ciao Giuseppe,
    Io credo che in questo tuo post ci siano, seppur indirettamente, le risposte alle tue domande.
    1) Come impieghereste le tecnologie attuali per la fruizione dell’arte?
    Scrivere, come fai tu, di “arte” attraverso un blog per condividere conoscenze, pensieri, opinioni o semplicemente aprire un dibattito è sicuramente un ottimo esempio di come le tecnologie possano aiutarci a rendere l’arte un bene maggiormente fruibile.
    2) Quali parole usereste per parlare d’arte?
    Sicuramente le tue: semplici, dirette e soprattutto stimolanti alla conoscenza.
    Complimenti di cuore, continua così!
    Buon prosieguo di giornata;-)

    1. Buon giorno Luca, benvenuto nel blog! 😀
      Ti ringrazio di cuore per le belle parole e per il sostegno.
      Penso che il vantaggio della tecnologia sia proprio questo: aprire un dibattito e soprattutto chiedere.
      Il miglior modo per parlare di un argomento, assicurandosi che il messaggio arrivi alle persone, credo si risolva proprio in questo: chiedere alle persone la modalità in cui vogliono fruirlo.
      Personalmente credo che le mie parole da sole non bastino, ho dei limiti oggettivi, innegabili.
      Ecco perché ho necessita di confrontarmi con tutti: e quando dico tutti, intendo proprio tutti. 🙂
      Voglio capire, o almeno vorrei provarci.
      Mi hai dato un’idea: magari più in là posso pensare di fare un post fuori contesto (off topic) dove parlo di trigonometria: poi vediamo se sono in grado di esprimermi anche in quel campo.
      Probabilmente sarà un disastro totale, ma l’idea mi diverte: ci penserò su 🙂

      A presto Luca, spero di ritrovarti spesso nel blog!
      Buon prosieguo di giornata anche a te 🙂

  8. Ciao Giuseppe,
    noto con piacere che stai continuando il tuo percorso e sono davvero felice di leggere tutti questi apprezzamenti.

    Hai ragione: i tecnicismi e le espressioni gergali sono la rovina della comunicazione. Questa, infatti, per essere efficace ha bisogno di rendersi comprensibile alla massa. Dunque sono assolutamente d’accordo con te: per stimolare la curiosità e l’attenzione verso l’arte è necessario parlarne nel modo giusto. Un po’ come fai tu 😉

    Mi permetto di andare un tantino oltre, se posso. Tu chiedi come usare la tecnologia per comunicare l’arte e quale linguaggio scegliere. Bene, provo a risponderti mettendo in campo anche qualche assunto che afferisce al mio mestiere.

    La tecnologia oggi si fa strumento di comunicazione: un mezzo che possiamo scegliere di impiegare per veicolare un messaggio. In quanto tale dobbiamo conoscerlo per poterlo utilizzare al meglio. In particolare la rete si presta bene a questo scopo, perché consente di creare una comunicazione circolare.

    Il web, infatti, è l’ambiente del confronto e della discussione. Quale che sia il mezzo che scegliamo (blog, social, forum o altro) possiamo beneficiare dell’effetto virale che la rete è in grado di stimolare.

    Quali parole scegliere, Giuseppe? Certamente non ne farei una mera questione di termini, quanto di linguaggio. Parlare per essere compresi da chuinque, a prescindere dalle sue caratteristiche personali. Un passaggio che è fondamentale in rete dove, sì possiamo strutturare i contenuti per un determinato pubblico, ma sappiamo che chi vorrà potrà arrivare a noi.

    Dunque, come fare? Ti svelo un piccolo segreto legato ai miei primi passi nel mondo del lavoro. Uno dei problemi che mi si presentò all’istante fu la necessità di rendermi comprensibile. Sì perché se nella mia mente le idee erano chiare, esponendole rischiavo di minarne l’efficacia. E, allora, sai come ho fatto?

    Ho iniziato a parlare a voce alta – sì, proprio come una pazza! – cercando ogni volta di semplificare il discorso e fingendo di indirizzarmi a una platea di sconosciuti.

    Con l’esercizio ho notato netti miglioramenti, non tanto nella scelta delle parole – che, comunque, vanno selezionate con cura affinché possano rendere la potenza del messaggio – quanto in quella del linguaggio impiegato. Frasi semplici, dirette e immediate. Esempi concreti che chiunque possa comprendere. Un po’ come quando parliamo a un bambino: siamo noi a dover trasmettere entusiamo, passione, vigore.

    Concludo se no finisce che mi perdo 😀

    Rete sì se impiegata consapevolmente come strumento di comunicazione e linguaggio semplice – non semplicistico – e immediato. Credo che queste possano essere le chiavi per la diffusione della cultura artistica.

    Chiavi che tu sati impiegando alla grande! 😉

    1. Buona sera Cristiana.
      Dal tuo post.. emm volevo scrivere, commento evinco che condividi pienamente le cose che ho scritto! 😀
      Va bene, ora mi comporto da persona seria.
      Mi è piaciuta molto l’equiparazione che fai: Tecnologia = Strumento di comunicazione.
      Ormai è un passaggio fulmineo, istantaneo. al punto tale che mezzo ed informazione si confondono.
      Ed è una cosa su cui riflettere parecchio. poiché la comunicazione è anche effetto di questa “causa”.
      Parlare ad alta voce per farsi ascoltare… l’hai messa sul pratico. 😀
      Era una cosa che non avevo considerato, ma effettivamente quando chi sta attorno non ascolta, bisogna alzare il tono della voce.
      Vedrò di “tradurre” questo tuo suggerimento in qualche modo.
      Mi chiedo, se non ti fossi stoppata fin dove saresti arrivata?
      Per quanto mi riguarda potresti continuare a scrivere, tanto c’è spazio a sufficienza qui 😀
      Ti ringrazio per il sostegno e per i graditissimi complimenti.
      Rifletterò attentamente su quanto hai scritto e vaglierò tutto al setaccio 😉
      Ti auguro di trascorrere una buona serata Cristiana! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...