A ciascuno il suo Violino (d’Ingres).

Il titolo del post di oggi introduce uno strumento musicale ed un nome,  ossia un violino ed un pittore, Jean Auguste Dominique Ingres (che si pronuncia in questo modo) uno tra i massimi esponenti dell’Arte Neoclassica, attivo nella prima metà dell’Ottocento.

Ciò che invece andrà a costituire la materia del post non riguarderà la tecnica pittorica o le tematiche affrontate dal pittore, bensì farà riferimento alla sua più grande passione  dopo la pittura: la musica.
Ingres era infatti un eccellente violinista e di sicuro avrebbe intrapreso la carriera di musicista, se la pittura non fosse stata la sua più grande vocazione.

Il motto del violino.

Il fatto che fosse un celebre pittore e  al contempo avesse la piena padronanza del violino generò un motto, che fu molto in voga verso la fine dell’Ottocento francese e che recitava in questo modo: Le Violon d’Ingres (Il Violino d’Ingres).

Dire ad una persona che possiede un Violino d’Ingres, significa che essa oltre a svolgere in modo soddisfacente la propria attività principale (il proprio lavoro, per intenderci), nutre e coltiva in parallelo una seconda passione che per qualità d’esecuzione può tranquillamente sostituirsi alla prima. Insomma per dirla in maniera più semplice, possedere un Violino d’Ingres significa avere un hobby.

Molte persone possiedono un hobby che coltivano di pari passo allo svolgimento del proprio lavoro (quando c’è), a cui dedicano un impegno costante e profondo, tanto da poter arrivare a sostituire il lavoro stesso: talvolta questo impegno “secondario” consente di rifuggire dalle delusioni che un lavoro può riservare, cosa che probabilmente sarà successa allo stesso Ingres quando ricevette dei rifiuti per alcune sue opere.

Il violino di Man Ray.

Ingres dimostra attraverso un motto, che gli artisti sono in grado di sviluppare un hobby, garantendo la stessa qualità di esecuzione operata nei confronti dei loro manufatti. Quando si parla di artisti però, può succedere che l’hobby sfoci nel vizio.

Man Ray: Le Violon d'Ingres, Kiki, fotografia ritoccata,1926. © Opera protetta da copyright, i cui diritti d’autore sono gestiti da ADAGP fonte http://www.adagp.fr/

Man Ray: Le Violon d’Ingres, Kiki, fotografia ritoccata,1926.
© Opera protetta da copyright, i cui diritti d’autore sono gestiti da ADAGP
fonte manray-photo.com

Lo sapeva molto bene Man Ray (1890-1976), un artista del movimento Dada che può definirsi il suo occhio fotografico: egli infatti colse immediatamente lo spunto creativo che questo motto era in grado di offrire, per raccontare il suo hobby/vizio preferito. E lo fece nell’unica maniera in cui un dadaista potesse farlo: in modo satirico e goliardico immortalò attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica Kiki, la sua più grande passione nonché modella, musa e amante, ritratta nel 1926.

Questa fotografia intitolata appunto Il violino d’Ingres, merita un plauso particolare anche dal punto di vista tecnico: si tratta infatti di un fotomontaggio in cui sono state inserite le due f che ricordano gli intagli del violino, poste in fase di postproduzione della foto sulla schiena della modella.

Il violino che schernisce una classe sociale.

A guardare bene la foto si capisce il perché Man Ray nutrisse una profonda passione per Kiky, anzi si intuiscono i risvolti che seguiranno i momenti successivi allo scatto…

Sembra quasi voler dire: «Noi artisti, nel suonare siamo ancora più bravi che a dipingere o scolpire!»

In piena sintonia con la poetica cinica e dissacrante Dadaista, Man Ray metteva a letteralmente a nudo (anche se di spalle) il vizietto che avevano molti artisti dell’epoca e non solo.
Quest’opera infatti può essere vista come una sorta di evoluzione della Colazione sull’erba di Manet, in cui Man Ray indica con il dito indice una classe sociale il cui prestigio si era ormai affermato da più di un secolo: la borghesia.
Quella stessa borghesia che si ammantava di un finto perbenismo, ma che al contempo celava una  realtà oscura fatta di vizi e ipocrisie.

Il violino sostituito.

Come succede per molte opere di stampo dadaista,  Il Violino d’Ingres si presta a tante interpretazioni.
Personalmente, ogni volta che guardo questa fotografia tendo a costruire una riflessione più morbida, umana e intima. Guardo a Kiki prima di tutto come una donna, la quale si fa carico di un impegno altrui e che porta sulle spalle: l’impegno di raccontare una passione o anche di un desiderio che una persona vuole condividere.

Kiki, si fa carico del mio Violino d'Ingres.

Kiki, si fa carico del mio Violino d’Ingres.

Kiki è lì, paziente, con il volto che sembra protendersi in maniera gentile verso l’osservatore, nonostante sia di spalle, quasi a sussurrare: «Avanti, dimmi ciò che desideri ed io me ne farò carico, fidati di me.»

Prendendo in parola questo suo invito, ho provveduto ad operare una sostituzione. Ho tracciato la sagoma di Kiki: al posto delle due f intagliate (e senza dar luogo a troppi fraintendimenti), ho inserito la foto di una mia vecchia chitarra classica, attraverso un programma di fotoritocco.

Questo perché tra i miei desideri più reconditi, ci sarebbe quello di voler imparare a suonare la chitarra e trasformare questa passione latente in un vero e proprio Violino d’Ingres, assumendo la piena padronanza dello strumento, senza che questo debba necessariamente qualificarmi come professionista.

Sviolinate Conclusive.

Sono sempre più convinto del fatto che un’Opera d’Arte non venga creata per celebrare se stessa, bensì per raccontare delle storie. Ho sempre trovato affascinante l’idea che attraverso di essa fosse possibile narrare le nostre passioni e i nostri desideri, innestando dei riscontri che potremmo definire Corrispondenze, per dirla alla “Baudelaire”.

Kiki vi ascolta.

Kiki ascolta.

Immaginando di fare due chiacchiere con Kiki, è molto probabile che lei sia disponibile a farsi carico anche delle vostre passioni, concrete o latenti che siano (almeno per il momento), offrendo le sue esili spalle per condividerle.

Quali desideri affidereste alla schiena di Kiki?

Qualora ne aveste la possibilità, stampate la sua sagoma, scrivete oppure disegnate in corrispondenza della sua schiena le cose a cui non rinuncereste mai.

Qual è il vostro Violino di’Ingres?

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10 comments

  1. Certo che ne riesci a scrivere di cose a partire da un’immagine 😀

    Il mio violin d’Ingres è scrivere, lo avrai capito. Però, anche se la musica non mi attira più di tanto, il violino m’è sempre piaciuto come strumento.

    1. Buona sera Daniele!
      Ora posso rispondere 😀
      Ti ho beccato finalmente! Allora non è vero che sei indifferente alla musica, visto che ti piace il violino come strumento. 🙂
      La scrittura è il tuo Violino d’Ingres, dici?
      Forse parlo per suggestione personale, ma credo che la tua scrittura sia un faro, un riferimento prezioso per chi ha intenzione di approcciarsi seriamente a questa meravigliosa disciplina!
      Quindi resta sempre “accordato”, perché qui tutti siamo ansiosi di ascoltare le tue melodie inchiostrate nel web (e non solo)!

      Grazie per sempre per il tuo sostegno: mi onora davvero tanto!

      A presto Daniele! 😀

  2. Bello Giuseppe! Mi piace… Ora devo cercare qual’è il mio violino… Anzi, devo proprio cercare la mia arte, mi sento più un insieme di tocchi di legno che devono diventare qualcosa…

    1. Bello Marco! Sono contento che il post ti sia piaciuto! Hai delle consapevolezze (insieme di tocchi di legno), ottimo! 🙂
      Vai allora, sperimenta: studia, approfondisci, insomma fai tutto quello che ti serve per ardere questa legna!
      Fallo, che sei giovane e continua a farlo anche quando non sarai tanto giovane (ci vorrà ancora tempo)! 😀

      A presto e buona serata!

      1. Giuseppe! Va che sei giovane anche te, non parlare come un vetusto 😛
        Qualsiasi sia la tua strada, sia che tu l’abbia imboccata già da tempo o la stai ancora cercando, puoi sempre affrontare un nuovo viaggio!
        Ardi anche te! Che con questo blog sei partito a bomba 😀

      2. Ti ringrazio Marco, ma quando salgo le scale, l’affanno comincia ad essere pesante 🙂
        Ti ringrazio anche per il sostegno.. Mi fa davvero piacere che trovi interessante gli argomenti trattati, non potevo chiedere di meglio!
        Buona serata!

  3. Mi piace sempre leggere i post di chi è capace di fare tanti voli pindarici a partire da una parola, un’immagine, un qualsiasi piccolo spunto, una “parva scintilla”.
    E mi piace ancora di più quando mi spingono a riflettere.
    L’artista citato nel post era un pittore con il vizio virtuoso della musica: pittura e musica non sono la stessa cosa ma, in qualche modo, appartengono allo stesso ambito.
    Il mio dubbio quindi è questo: quanto devono somigliarsi professione e passione affinché si possa sperare di eccellere in entrambe le sfere?

    1. Salve EudaiMonia! ( Non saprei chiamarti diversamente 😀 )
      Benvenuta nel blog e sono felice che il post ti sia piaciuto!
      Se permetti sono io a farti i complimenti per il commento, anzi per il dubbio che hai sollevato, perché hai aperto una voragine nelle mie riflessioni! Non avevo valutato la cosa da questo punto di vista e devo ammettere che c’è molto su cui riflettere.
      Mi limito a dirti come agisco generalmente: tendo a confondere i piani.
      Nel senso che spesso pretendo di “eccellere” tanto nella professione, quanto nella passione a prescindere dalla loro somiglianza, ma così facendo mi perdo il lato piacevole della seconda, per cui la abbandono a se stessa.
      Paradossalmente, agendo in questo modo mi sono ritrovato ad eccellere (sul serio questa volta) in professioni che non mi appartenevano minimamente (e che neanche mi piacevano), che mal si conciliavano con le mie passioni e che nel frattempo ho lasciato assopire, poiché non potevo dedicare loro l’impegno che mi ero prefissato. Questa cosa non ti rende affatto felice.
      Dal mio punto di vista allora, sorge un altro dubbio: quanta volontà sei disposto a mettere, per dedicarti alle cose che ami veramente?
      E soprattutto, quanto coraggio vuoi investire?
      Questo perché non sempre si ha la fortuna di riscontrare somiglianze tra la passione e la professione. Tutto alla fine si riduce a una mera questione di metodo, fattore che può riscontrarsi sia nella passione che nella professione. Ma potrei tranquillamente sbagliarmi.

      Come vedi di dubbi ne ho tanti anche io! 😀

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