La Stretta Giusta.

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Una stretta di mano non si nega a nessuno. Soprattutto quando si presenta l’occasione [giusta] di stringerla ad una personalità eccezionale come quella di Giulio Cavalli: attore, autore, scrittore, politicamente attivo, come recita la sua bio di Twitter.

Non si tratta di una stretta di mano qualsiasi: stringere la mano di Giulio, significa aver compiuto la stretta giusta, che ben si distingue da qualsiasi altro tipo di stretta di mano. Per intenderci, è quella stretta che si riceve una volta nella vita, forse due o al massimo tre… volendo proprio esagerare. E va distinta dalla stretta che conta, poiché questa in genere è accompagnata da una serie di azioni poco edificanti (leccare, lustrare, etc), trasferendo al suo ricevente quella sensazione di sudiciume che fa venir voglia di tagliarsi la mano destra.

Questo post narra appunto la storia di una stretta giusta, che si è svolta in un caldo martedì del 15 di ottobre.

 

Il luogo un po’ stretto.

La storia si svolge in un luogo un po’ stretto: l’androne del PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli. È doveroso fare una premessa: a partire dal 27 settembre infatti, in questo posto è partita una staffetta dal titolo In viaggio con la Mehari, ossia una serie di eventi e convegni dedicati alla memoria del giornalista napoletano Giancarlo Siani, portatore sano di verità [scomode].

Il 15 ottobre rappresenta il giorno conclusivo di questa staffetta e Giulio Cavalli chiuderà la rassegna con un suo monologo in cui viene celebrato il ricordo (vivo) di tutti quei testimoni di giustizia, vittime della criminalità organizzata come lo fu proprio Giancarlo Siani “colpevole” [secondo la camorra] di aver raccontato delle storie che infastidivano i criminali di allora.

Dopo le presentazioni di rito, Giulio Cavalli compie il suo ingresso in “sala”, saluta il pubblico, ma non può fare a meno di notare i cuscini viola di alcune sedie che lo circondano: da bravo attore [scaramantico] qual è, le sposta in modo da non incrociare la vista di quel colore sì funesto.

Superato questo piccolo inconveniente tecnico,  Giulio avvia il suo monologo e una delle frasi di esordio attira immediatamente l’attenzione di tutti gli astanti (me compreso):

«Le parole contro la mafia funzionano!»

Un ricordo a stretto giro.

Giulio comincia a raccontare delle storie: tante e, tristi per il loro epilogo. Lui però riesce sempre a strappare un sorriso alla sala, poiché è un cantastorie, degno erede di una delle più nobili tradizioni culturali: la Commedia dell’Arte.

Resto davvero ammaliato dalle sue parole e dai suoi racconti; non è solo una questione di “qualità” dei racconti. È anche una questione di accento e quello di Giulio è tipico dell’uomo venuto dal nord. La mia memoria si riattiva e nella mia mente affiora il ricordo di un’altra storia, scritta dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia.

Il testo del racconto a cui faccio riferimento è Il Giorno della Civetta, dove compare un personaggio di notevole levatura morale: il Capitano Bellodi, uomo venuto dal nord, trasferito in Sicilia per svolgere un delicato lavoro contro quell’onorata società che conduce i suoi sporchi affari, celati dal muro  dell’omertà.

Dopo aver letto quel libro non riuscivo a smettere di pensare al Capitano Bellodi: se fosse realmente esistito, sarei stato felice di stringergli la mano. Ma Bellodi è una personaggio di fantasia, mentre Giulio è lì, che parla e racconta storie proprio d’avanti miei occhi: “Chissà, forse potrebbe essere l’occasione giusta…”

Il tempo stringe.

Alla fine delle performance tutti vanno a congratularsi con Giulio Cavalli, mentre me ne resto in disparte: la timidezza mi impedisce di prendere l’iniziativa e recarmi da lui per stringergli la mano. L’androne del PAN si svuota e mestamente ripongo penna e blocchetto nello zaino, rammaricandomi dell’occasione sprecata.

Ma ecco che, come in ogni storia che si rispetti, accade “l’imprevisto”.

Quando mi reco verso l’uscita, vedo Giulio Cavalli fermo all’ingresso mentre prepara una sigaretta fatta con il tabacco sfuso. Una scena che non dimenticherò, poiché non vedo più “solo” l’attore, il cantastorie, lo scrittore politicamente e socialmente impegnato. Vedo un uomo libero che per amore profondo della sua professione e per la libertà di esercitarla, ha dovuto rinunciare a quell’altra parte di libertà fatta di azioni semplici, che noi compiamo quotidianamente, dimenticando spesso di darle il giusto valore. Già perché Giulio Cavalli è anch’esso un testimone di giustizia, costretto a vivere sotto la protezione della scorta.

In Italia il testimone di giustizia è costretto a trascorrere gran parte della propria vita a nascondersi e vivere nell’ombra: che vita è questa, dove anche le azioni più semplici rischiano di essere dannatamente complicate? Ci vuole molto coraggio ad essere un testimone di giustizia. Nella sua semplicità Giulio mostra di essere un uomo coraggioso, perché ha scelto di non restare nell’ombra.

Una sensazione da tenere stretta.

A quel punto mi decido:

“Gli vado vicino, gli stringo la mano e quasi quasi, gli dico che ho intenzione di scrivere un post su questo incontro.”  

Vado da lui e finalmente riesco a stringergli la mano, ma la timidezza blocca tutto il resto. L’unica cosa che mi vien da dire è uno sterile:

«Complimenti…»

Giulio in maniera gentile, ringrazia e mi stringe la mano energicamente.

Eccola! Questa è la sensazione che ho provato nel dare la stretta giusta: energia pulita.

Conclusione con stretta di mano.

Questo è il mio racconto. Il racconto di una stretta giusta, che si è svolto in un caldo martedì del 15 di ottobre.

Ti ringrazio lettrice/lettore e ti stringo la mano per aver avuto la pazienza di arrivare fino al termine di questo racconto. Ora però mi sento in dovere di porti una domanda:

«Hai mai avuto la fortuna e il piacere di compiere la stretta giusta?»

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12 comments

  1. Andavo ancora a scuola, forse il terzo anno di ragioneria, non ricordo bene. Una mattina ci portarono nell’auditorium della scuola ed ebbi la fortuna di ascoltare Don Ciotti. L’atmosfera che hai descritto me l’ha fatto ricordare, ci parló di droga, dei suoi ragazzi che c’è la stavano mettendo tutta per uscirne. Ci raccontó la verità quel giorno, senza troppi giri di parole. Il silenzio. Quel giorno gli donammo il silenzio dell’ascolto vero, quello che arriva al cuore e che non ti dimentichi più. Avrei voluto stringergli la mano quel giorno. Ma ero timida anch’io….!

  2. Ciao Ella!
    È un piacere avere il tuo commento nel blog, quindi benvenuta! 🙂
    Lo so, la timidezza è una brutta bestia: come scrivevo nel post, la stretta di mano è stata solo una minima parte di quello che avrei voluto fare/dire, quindi in un certo senso, mi son meravigliato di me!
    Però hai comunque avuto l’opportunità di ascoltare (in religioso silenzio) una personalità davvero eccezionale: un ascolto fatto con la mente oltre che con il cuore.
    Poi nella vita non si sa mai, magari avrai altre occasioni! 😉
    Ti auguro di trascorrere una buona serata!

  3. Buongiorno Giuseppe!
    Non mi vengono in mente strette giuste ma oggi penso meglio e semmai ti aggiorno.
    Per certo, avrei voluto stringere la mano del Dalai Lama quando partecipai ai suoi insegnamenti nel 2008 a Milano.
    Complimenti per il post!

    1. Buongiorno Michela!
      Sono felice che il post ti sia piaciuto e sono ancora più felice del fatto che tu abbia avuto l’occasione di vedere il Dalai Lama!
      Attenderò tuoi aggiornamenti.
      A presto e buona giornata! 🙂

  4. Ciao Giuse.
    Un post splendido il tuo, ricco di emozione e di speranza.

    Non ho mai avuto la fortuna di ricevere una “stretta giusta” di mano, elettricamente positiva. Ho avuto modo, però, d’incrociare sguardi intensi; sguardi che mi hanno fatto scendere un lungo brivido alla base della schiena. E sai cosa? Spesso erano sguardi di sconosciuti, attraverso cui conoscevo meglio me stessa.

    Sensazioni.
    Importanti per vivere meglio.

    Grazie di questo post, adesso cercherò pure io la stretta giusta.

    1. Ciao Roby!
      Sono felicissimo di avere il tuo commento nel blog e sono felicissimo di averlo ricevuto proprio in questo post: grazie mille! 😀

      Come posso non essere d’accordo con te? C’è molto da riflettere su quello che hai scritto e cioè che attraverso lo sguardo degli sconosciuti si arriva a conoscere meglio se stessi. E’ una costante in cui mi sono ritrovato (e mi ci ritrovo tutt’ora) anche io!

      Grazie a te di aver lasciato una bellissima traccia e sono certo che non faticherai a trovarla quella stratta giusta!

      A presto!

  5. A dir la verità personalmente non amo molto le persone che ti stringono la mano con troppa energia, ma mi piacciono quelle rare, rarissime strette di mano in cui ti rendi conto che qualcosa, una sorta di energia superiore passa tra la tua mano e quella della persona che hai di fronte. Diversamente da come mio malgrado faccio di solito, guardo la persona dritta negli occhi e smetto di stringere all’unisono con l’altra persona, mai prima come invece avviene di solito.
    Questo tipo di stretta mi è accaduta soltanto una volta, cinque anni fa, quando ho conosciuto la persona che ho amato quasi cinque anni e dalla quale la vita mi ha purtroppo separata.

    1. Buongiorno Valeria e benvenuta ufficialmente nel Blog!

      Hai perfettamente ragione: la stretta non è una questione forza, ma di energia che in un certo qual modo si trasmette per osmosi e che si comunica attraverso uno sguardo, intenso.

      Mi spiace che la vita ti abbia separato da quell’affetto, ma il fatto che tu abbia provato la sensazione della “stretta giusta” una volta, non esclude che questa sensazione si possa tranquillamente ripetere in futuro.
      Bisogna anche saper cercare, questo è vero, ma non credo sia una cosa impossibile 🙂

      Ti auguro di trascorrere una splendida giornata, a presto!

    1. Buongiorno Concetta e benvenuta nel Blog! 🙂

      L’importante è che sia una stretta sincera (che viene dal cuore per intenderci) e che ne sia valsa la pena di farlo.

      A presto!

  6. Il 20 Giugno di questo anno.E’ stato un onore,comunque con enorme rispetto,stringere la mano alla Signora Bonfietti(presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di Ustica)e baciare ed abbracciare un sopravissuto alle stragi tedesche in Italia.

    1. Buona sera Antonio, benvenuto nel Blog e grazie mille per il commento.

      Immagino siano state delle emozioni davvero uniche, di quelle che difficilmente si ripetono.
      E mi fa estremamente piacere che tu abbia avuto l’opportunità di coglierle, perché come giustamente tu dici, è davvero un onore.

      Ti auguro di trascorrere una piacevole serata e a presto. 🙂

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